Archivio di dicembre 2005

PostHeaderIcon NUOVE POSSIBILITA’ DI DISTRIBUZIONE DEGLI ANTICRITTOGRAMMI IN PIOPPETO CON MEZZI TERRESTRI ED AEREI

N. ANSELMI – A. BOCCONE – A. GIORCELLI
SAF/ENCC – istituto di sperimentazione per la pioppicoltura, Casale MonferratoEstratto dal 2° volume “ATTI GIORNATE FITOPATOLOGICHE 1986″
Scarica il file sulle nuove possibilità di distribuzione degli anticrittogamici in pioppeto con mezzi terrestri ed aerei in formato pdf

Nella distribuzione di antiparassitari in Italia, la diffusione in campo agricolo avuta negli ultimi anni dal Nebulizzatore pneumatico KWH – mezzo da terra per le vantaggiose possibilità di operare anche con bassi volumi (CESARI, 1982; ANONIMO, 1985) – e l’interesse chiamato recentemente dal Deltaplano a motore _ veliero fin ora sperimentato solo su poche colture erbacee ( DE ZANCHE e BARALDI, 1985), ma che per la sua maneggevolezza ed economicità (DE ZANCHE, 1984) fa sperare di poter divenire un’alternativa all’elicottero – ci ha indotto a sperimentare questi due mezzi anche in campo forestale.
In questa nota si riferisce sui risultati di più serie di indagini volte a rivelare in pioppeto la copertura del fogliame e la ricaduta a terra, interamente ed esternamente ad esso, da parte di anticrittogamici distribuiti alla chioma a mezzo trattamenti con KWH a volumi ridotti e con Deltaplano a motore in confronto con quelli effettuati con i tradizionali turboatomizzatori e con l’elicottero.<br />

MATERIALI E METODI

Le indagini sul KWH, in confronto con un turboatomizzatore Platz, da noi iniziate preliminarmente nel 1982, sono state approfondite nel 1983 e 1984, mentre sul Deltaplano a motore, in confronto con l’elicottero e con turboatomizzatori, hanno avuto luogo nel 1985. tutti i trattamenti sono stati effettuati durante il periodo estivo, utilizzando prodotti anticrittogamici a base di Mancozeb (M 70, Dithane M 45 LF), ed hanno interessato i pioppeti di 9-10 anni ( sesto: m6 x 6) caratterizzati da piante alte 20-21 m con chiome di altezza (m 12-13) e struttura simili. Negli interventi aerei ed in alcuni di quelli effettuati con KWH sono stati utilizzati anche additivi antideriva-antievaporanti, mescolati alla miscela anticrittogamici al momento del trattamento, come il Daramon, oppure già coformulati al prodotto anticrittogamico, come nel Dithane M 45 LF.
I mezzi di distribuzione, i prodotti anticrittogramici, gli eventuali additivi antideriva, le dosi ed i volumi di sospensione acquosa messi a confronto nei singoli anni sono riportati nella tabella 1

Tabella 1-Anticrittogamici

Mezzi ed equipaggiamenti Prodotti commerciali * Mancozeb (kg/ha) Volume d’acqua (l/ha) Anno delle prove**
Nome                Dosi
                           (kg/ha)                       
Sulla distribuzione    Sulla deriva
Elicottero Hiller a barra
Deltaplano a motore Agrodelta1
M 70+Deramon Dithane M 45 LF
4,5 + 0,4    9,0  3,6    3,6  55    30  1985    1985  1983-85    1985  
Turbo-atomizzatore Platz     Turbo-atomizzatore FriuliNebulizzatore pneumatico Martignani   M 70
M 70

Dithane M 45     
Dithane M 45 LF
Dithane M 45 LF
Dithane M 45 LF
M 70
3,0
3,0    
3,06,06,0

6,0

6,0

 

 

2,4
2,4    
2,42,42,4

2,4

2,4

 

300
600    600
400200

100

200

 

(1982)-1983
(1982)-83-84-85    1985
(1982)-1983(1982)-83-84

(1982)-1983

(1982)-1983

 

1983-85    --1983-84

-

1983

 

 

* M 70 e Dithane M 45 = prodotti all’80% di Mancozeb; Dithane M 45 LF = prodotto al 40% di Mancozeb contenente sostanze antideriva in coformulazione; Deramon = additivo antideriva mescolato al prodotto anticrittogramico al momento del trattamento.
** Nelle prove del 1982, condotte in fase preliminare, le dosi di Mancozeb saggiate sono state di 2,08 kg/ha.

I trattamenti con i mezzi da terra sono stati effettuati con un passaggio unico per interfilare, indirizzando il getto della miscela anticrittogamica verticalmente tra le chiome dei due filari; quelli con i mezzi aerei, sorvolando le piante con la barra ad m 1 – 1,5 dai cimali. Le prove sulla “deriva dei prodotti” sono state condotte al mattino presto (T¬∞: 14-20¬∞C; U.R.: 70%), con un solo passaggio per trattamento, sempre normale alla direzione al vento, percorrendo l’ultimo interfilare sottovento del pioppeto, nel caso dei mezzi da terra; rasentando con l’ugello esterno dalla barra il cimale dell’ultima o della penultima fila di piante sottovento, in quello dei mezzi aerei (CELLERINO et al., 1985).
Il rilievo dell’ anticrittogamico aderito al fogliame è stato effettuato su 4 piante per trattamento, considerando altezze da terra intorno a 8-11-14-16, 5 e 19 m nei pioppeti più adulti ed a 5-8 ed 11 m in quelli più giovani. All’uopo è stato determinato il quantitativo di ditiocarbammato presente, dopo 20 minuti dall’intervento, su un campione di 30 foglie per ogni altezza, prelevate sistematicamente, metà lungo rami esposti verso l’interfilare e metà lungo altri esposti nella fila.
Nelle indagini della deriva dei prodotti, ad ogni trattamento è stato rilevata, sia all’interno del pioppeto, sia esternamente ad esso a 5-10-15-20-30-50 e 70m di distanza dai fusti del filare di bordo. A tal fine, appena prima di ogni intervento sono stati posti alle sopraddette distanze dischi (1 dm¬≤/cad.) di carta bibula sistemati in capsule Petri prive di coperchio e lasciate ivi per circa 20 minuti a partire dal trattamento.
L’analisi degli anticrittogamici è stata effettuata secondo la metodica di Keppel (1971), esprimendo i depositi in ug di ditiocarbammato di magnese per dm¬≤ di superficie bersaglio. Nel caso delle foglie, questa è stata rappresentata da entrambe le pagine.

RISULTATI OTTENUTI

Distribuzione dei prodotti

Dall’analisi dei dati relativi ai confronti più interessanti, emerge che:

- nei trattamenti da terra il KWH, anche con volumi di miscela anticrittogamica ridotti a 200 l/ha, ha garantito una buona copertura anticrittogamica del fogliame, sia come quantità di distribuzione, in particolare con l’uso di additivi antideriva. Con questo volume il mezzo ha fornito depositi di ditiocarbammato sul fogliame analoghi a quelli relativi di 400 l/ha, e non statisticamente diversi da quelli connessi all’alto volume con turboatomizzatore a 600 l/ha. Nelle parti alte della chioma – dove più è critica la distribuzione dei mezzi da terra -, essa è stata, rispetto a questa, addirittura migliore.
- Nei trattamenti aerei, il Deltaplano a motore ha evidenziato notevoli limiti, anche nello stesso pioppeto giovane, per la scarsa penetrazione sull’ anticrittogamico nella chioma. I depositi sul fogliame da esso indotti, sempre alti (500 ¬µg/dm¬≤) e staticamente superiori a quelli dell’elicottero nella parte superiore della chioma, si abbassano bruscamente a 132 ¬µg/dm¬≤ (contro 352 ¬µg/dm¬≤ dell’elicottero) appena 3 metri sotto il cimale, per scendere a valori bassissimi, di addirittura 10 ¬µg/dm¬≤ contro oltre 90 ¬µg/dm¬≤ dell’elicottero, nelle parti inferiori dei pioppeti adulti.

Deposito a terra nel sottobosco

- Il deposito a terra dell’anticrittogamico nel sottobosco del pioppeto adulto, con velocità inferiore a 2 m/sec, è risultato notevolmente alto ( 600 ¬µg/dm¬≤) nei trattamenti ad alto volume con turboatomizzatore, molto inferiore (tra 100 e 200 ¬µg/dm¬≤) in quello con mezzi aerei, estremamente basso (80 ¬µg/dm¬≤) con l’impiego del KWH a volumi di 200 l/ha, in particolare utilizzando additivi antideriva (50 ¬µg/dm¬≤).
Nel pioppeto di 5 anni, dove le chiome sono lontane tra loro, i depositi a terra medi conseguenti ai trattamenti aerei (unici esaminati) sono stati per entrambi i mezzi molto rilevanti (circa 350 µg/dm²).

Deposito a terra esternamente al pioppeto

- lo sconfinamento della nube anticrittogamica al di fuori del pioppeto nel trattamento con KWH a volume di 200 l/ha senza l’uso di prodotti antideriva, a parità di velocità dal vento è risultato estendersi più di quello relativo ai trattamenti con turboatomizzatore (600 l/ha), avvicinandosi, sia pur con valori ponderali inferiori, a quello connesso all’elicottero. Esso è notevolmente diminuito con l’uso di additivo antideriva.
Per quanto concerne il Deltaplano a motore, non sono emersi risultati significativi in quanto tutti i trattamenti con esso effettuati sono coincisi con aria completamente calma. Ci√≤ nondimeno, tenendo presente che detto mezzo non pu√≤ generalmente operare ad una velocità del vento superiore a 2-2,g m/sec. E che il suo volo non provoca la nota turbolenza, tipica dell’elicottero, la deriva della nube anticrittogamica connessa ai suoi interventi dovrebbe suscitare minori preoccupazioni, in particolare se si esclude dal trattamento il filare di bordo sottovento.

CONCLUSIONI

Alla luce dei risultati ottenuti dalle nostre prove, validi ovviamente oltre che per il pioppeto, anche per molte altre colture arboree, è emerso che:

- i trattati da terra con KWH garantiscono una valida copertura anticrittogamica anche distribuendo 200 l/ha, con bassissima ricaduta a terra dei prodotti all’interno del pioppeto, ma con uno sconfinamento all’esterno che, che anche con una brezza di appena 2 m/sec., è apparso più esteso di quello connesso ai tradizionali turboatomizzatori. Tale sconfinamento sembrerebbe ridursi con l’uso di additivi antideriva. Pertanto, nell’impiego di questi mezzi a volumi ridotti, al fine di avere garanzie sull’efficienza del trattamento e di minimizzare i problemi di deriva, si consiglia: di non scendere a volumi inferiori a 200 l/ha; di utilizzare additivi antideriva; di regolare l’altezza del getto in modo che non superi i cimali delle piante; di non trattare, eventualmente, l’ultimo filare sottovento.

- i trattamenti aerei con Deltaplano a motore, se da un lato potrebbero minimizzare i problemi di deriva dei prodotti, dall’altro, a prescindere dalle non ancora risolte difficoltà nell’esecuzione dei trattamenti ad altezze rilevanti, non sembrerebbe garantire una soddisfacente penetrazione dei formulati nella chioma, in particolare nelle sue parti medio-basse, le quali talora, come capita per la Marssonina brunnea del pioppo, sono proprio quelle che più hanno bisogno di essere difese.
Si ritiene interessante sperimentare questo mezzo in campo vivaistico.

in collaborazione con Mediastudio:internet, web marketing, promozione siti web

PostHeaderIcon TEMA DI APPROFONDIMENTO: ELABORAZIONE DI ELEMENTI RILEVATI IN CAMPO SULLE MACCHINE PER LA STESURA DI UNA RELAZIONE TECNICO-ECONOMICA FINALE

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II FACOLTA’ DI AGRARIA CORSO DI LAUREA IN SCIENZE AGRARIE
TIROCINIO PRATICO APPLICATIVO SVOLTO PRESSO L’AZIENDA “ANGONA” – EBOLI (SA)

Scarica il file pdf 

 

Un aspetto interessante dal punto di vista tecnico-economico riguarda il confronto fra l’introduzione all’interno dell’azienda del Nebulizzatore pneumatico Martignani B 612, che permette di poter operare con bassi volumi per la protezione delle colture, e l’atomizzatore che opera a volumi normali.

Dal punto di vista tecnico la nebulizzazione consiste nella copertura delle colture con goccioline delle dimensioni di 50 micron che vanno a distribuirsi in maniera pressocch√® uniforme sulle superfici vegetali migliorando la distribuzione dei principi attivi, riducendo cos√¨ il fenomeno dello “sgocciolamento” (che si osserva al termine dei trattamenti realizzati a volume normale in maniera copiosa).
Inoltre si ha una riduzione dei volumi (50-200 l/ha per il basso volume contro i 1200-2000-3000 l/ha del volume normale). Il nebulizzatore martignani B 612 impiega di regola miscele concentrate 10 volte (basso volume) in pi√π di quelle consigliate per le normali irroratrici o atomizzatori a convenzioni d’aria, ma possono funzionare anche con concentrazioni superiori fino a 20 volte (bassissimo volume), concentrazioni inferiori (medio volume) fino ad utilizzare concentrazioni normali (volume normale). In azienda i volumi utilizzati sono medi oscillando dai 200 ai 500 l/ha con un aumento della quantit√† di prodotto utilizzato per ettolitro che varia mediamente da 3 a 10 volte.
Particolare attenzione nell’uso di questa tecnica deve essere rivolta alla regolazione della portata e alla velocit√† di avanzamento. In azienda la portata del nebulizzatore viene tarata per una velocit√† di 6 Km/h e una dose di 200 l/ha (salvo casi particolari in cui viene richiesta una bagnatura ancora superiore). La casa costruttrice ha messo a punto una formula per calcolare i litri/ora che verranno distribuiti in modo da poter regolare l’azione dei dosatori di alimentazione che si trovano posizionati nella parte posteriore della macchina (tramite degli aghi che utilizzano una scala graduata inl/h) ed √® la seguente:
litri/ora x distanza dei filari in metri x velocità Km/H = l/h
i litri indicati dalla formula vengono divisi per due (essendo due gli erogatori).
Nella ricerca dei dati da utilizzare per effettuare il confronto in termini economici vengono prese in considerazione sia le tecniche locali che le disposizioni legislative (retribuzione della manodopera secondo le tariffe sindacali). Il costo giornaliero dell’operatore √®, secondo la tariffa praticata in zona, di 51.000 di vecchie lire (6 ore di lavoro) + 16.000 di vecchie lire (contributi pensionistici + indennit√† di rischio) + 8.000 (1 ora di straordinario che viene sempre effettuata nel comprensorio) = ¬£ 75.000, costo orario ¬£10.715.

Applicando le tariffe sindacali i costi si trasformano in ¬£ 77.062 (compenso per 6.30 ore di lavoro cos√¨ ripartite: 4,30 ore di lavoro effettivo + 2 ore di lavoro non effettuato ma retribuito a titolo di indennit√† di rischio) + ¬£ 16.000 (contributi pensionistici) + ¬£ 37.050 ( 2,30 ore di lavoro straordinario) = ¬£ 130.112; quindi abbiamo il costo orario pari a ¬£ 18.580. A questo bisogna aggiungere i differenti costi che realizzano e che sono in dettalglio: 1) acquisto di una trattrice di cv 80 per il nebulizzatore o acquisto di una trattrice di cv per l’atomizzatore; 2) acquisto di un nebulizzatore o di un atomizzatore; 3) differenti consumi di carburante; 4) differente incidenza della quota di ammortamento sul costo dei trattamenti; 5) la differente capacit√† di lavoro.

Tabella dei costi relativi al trattorista (volume normale)

      trattam trattam ha tratt.i tarif. ora L. tarif. ora L.    
  interfila ha N* *tot. giorno zona sind tariffa¼br /> zona L. tariffa sind.
Melo 4,0 16,58 16 265,3 5,6 10.715 18.580 3.553.330  
Melo 4,5 4,01 16 64,3 6,5 10.715 18.580  742.185  
Pesco 4,5 20,64 9 185,8 6,5 10.715 18.580  2.143  
Pero 3,0 2,64 12 31,6 5,0 10.715 18.580    
Tangelo 5,0 4,41 4 17,6 8,0 10.715 18.580    
Totale   48,6   564,7          

E’ possibile un risparmio dell’ordine del 42.40 % sia se vengono adottate le tariffe sindacali che quelle praticate nella zona.

Nella determinazione delle quantit√† dei prodotti impiegati si √® fatto riferimento alle dosi fornite dal dott. Mario Mellone e ai prezzi realizzati dallo stesso con la sola eccezione per eventuali giacenze di magazzino che nel 1992 non erano state acquistate, chiedendo informazioni a tal riguardo presso farmacie agricole. Nei trattamenti a “volume normale” si √® fatto riferimento ai volumi che precedentemente venivano utilizzati presso l’azienda, e in particolare 2000 mc per interfile di 3 m, 1700 mc per quelle di 4m, 1500 mc per quelle di 4,5 e di 1200 mc per quelle di 5 m, mentre per le dosi si √® fatto riferimento alle dosi consigliate sul Mulinelli.

Nell’analisi √® stata presa in considerazione anche la differente richiesta di potenza con i relativi costi di gestione e di esercizio. Il costo orario delle macchine √® stato cos√¨ determinato: 1) Costi fissi: quota di deperimento o ammortamento lineare cos√¨ calcolata: ( Valore iniziale – valore finale) / numero di anni di vita economica della macchina. Il valore finale delle macchine √® stato considerato pari a zero per la tendenza dimostrata all’interno dell’azienda di non vendere o permutare le macchine, mentre la vita economica delle macchine √® stata posta pari a 10 anni. Gli interessi sono stati calcolati sul valore medio delle macchine ad un tasso del 10%; le quote di assicurazione e di ricovero sono state calcolate facendo riferimento a dati riportati in letteratura (RIBAUDO, 1991); le spese di sorveglianza ed amministrazione del 5% del totale delle spese fisse; 2)Costi variabili: quote di riparazione calcolate (RIBAUDO, 1991) con la seguente formula: Qrip.=Vo x F. R. /ore totali effettuate durante la vita delle macchine (1778 per la trattrice da 80 cv e 2095 ore per la trattrice da 60 cv). Il fattore di riparazione √® stato posto pari ad 1; le quote di manutenzione sono state calcolate considerando che occorrono mediamente ¬Ω ora di lavoro per la manutenzione; le spese per il carburante sono state calcolate facendo riferimento ad un consumo specifico di 0.22 l/Cvh; le spese di lubrificazione sono state considerate un 4& del consumo del carburante.

Dall’analisi dei dati si pu√≤ evidenziare che l’introduzione del nebulizzatore B 612 (intesa come macchina in grado di operare a basso volume) e della trattrice da 80 cv ha comportato una serie di vantaggi sia di natura economica (un risparmio medio di circa il 49%, che tradotto in termini monetari significa ¬£ 42.567.286 annui mentre ad ettaro il risparmio √® di ¬£ 877.676) che di natura tecnica (minori tempi di attenuazione dei trattamenti e quindi maggiore tempestivit√†).

in collaborazione con Mediastudio:internet, web marketing, promozione siti web

PostHeaderIcon L’AZIONE DELLA POLVERIZZAZIONE ELETTROSTATICA

(Aggiornato al 21/03/2003)      

I.C.E. Centro Estero
D√©legation Commerciale d’Italie-Tunis Camere di Commercio
dell’Emilia-Romagna

RAPPORTO FINALE DEL PROGETTO
“CAMPO PROVA”

Scarica il file relativo all’ “Azione della Polverizzazione Elettrostatica” in formato pdf

I/Introduzione

Nella maggioranza delle applicazioni pesticida, la distribuzione del prodotto e l’uniformit√† della copertura, sono legate all’efficacia dell’operazione di trattamento. Cos√¨ sono stati utilizzati differenti metodi per valutare la polverizzazione ed il deposito di prodotti.
Le attrezzature utilizzate in arboricoltura includono: la “lancia”, la “barra irroratrice”, l’ “atomizzatore” e il “nebulizzatore”. La scelta di uno di questi metodi dipende da alcuni parametri: il costo dell’investimento in materiali, la struttura e l’ampiezza dell’azienda e l’efficacia del materiale.

Attualmente la tecnica pi√π efficace √® la polverizzazione pneumatica che consiste nel mettere un flusso di liquido a bassa velocit√† e bassa pressione in contatto con un flusso d’aria a grande velocit√† (>80m/s). Il contatto dell’aria con il liquido provoca la micronizzazione della miscela in gocce dal diametro tanto pi√π piccolo e omogeneo quanto la velocit√† dell’aria √® elevata e la quantit√† del liquido √® scarsa. La polverizzazione fine ed omogenea permette di aumentare sensibilmente la superficie coperta, riducendo il volume di miscela utilizzata (da 100 a 200 l/ha), in rapporto alla polverizzazione a pressione del liquido che utilizza invece volumi consistenti ( da 500 a 1500 l/ha).
La polverizzazione pneumatica pu√≤ essere dotata di un dispositivo per la carica elettrostatica delle goccioline. I campi elettrostatici che si formano tra le piante, ottime conduttrici (linfa, sali minerali, umidit√†, ecc.), ed il vapore chimico, portatori di una carica elettrostatica, provocano un’attrazione delle goccioline verso la vegetazione.
L’obiettivo delle nostre prove √® stato quello di confrontare l’azione della polverizzazione elettrostatica con una polverizzazione pneumatica classica, a partire dal tasso di copertura delle foglie da parte delle goccioline di miscela, utilizzando l’analisi dell’immagine.

II/Materiali e metodi

In un appezzamento di alberi di mele sono stati testati due polverizzatori pneumatici, un nebulizzatore classico ed un nebulizzatore elettrostatico.

Le condizioni di prova sono state: una velocit√† di vento di 2m/s, un’umidit√† relativa al 40% ed una temperatura d’ambiente pari a 24¬∞.
Lo studio √® stato condotto servendosi di colletori in carta idrosensibili (2,54 x 2,54 cmq.) che si colorano di blu con l’impatto delle goccioline d’acqua, facendo cos√¨ scaturire il tasso di copertura relativo. I colletori sono stati disposti sulle due facce delle foglie e, successivamente con orientamento a nord, sud, est, ovest ed al centro dell’albero.
Dopo il passaggio degli attrezzi e l’umidificazione delle carte idrosensibili, le stesse sono state recuperate e digitalizzate attraverso uno scanner A4 a colori, regolato ad una risoluzione di 600 dpi.
Le immagini sono state digitalizzate nel canale rosso in 256 livelli di grigio. Ogni pixel √® un quadrato di 42 ¬µ m di lato. La pi√π piccola traccia di gocciolina individuabile √® dell’ordine di 50 ¬µ m che corrisponde, per un fattore di spandimento di 2, a goccioline di un diametro di 25 ¬µ m.

III/Risultati

E’ stata trattata una superficie di quattro cmq di immagine digitalizzata. Essa √® stata filtrata per aumentare il contrasto fra le goccioline ed il fondo. La selezione √® stata limitata ad un livello di grigio per ottenere un’immagine dove i pixel sono neri o bianchi a seconda che il loro livello di grigio fosse superiore o inferiore alla soglia fissata. Le goccioline dell’immagine originale si sono cos√¨ ritrovate isolate su un fondo bianco. Da questa immagine, la logica “Image Tool” pu√≤ identificare gli oggetti o tracce di goccioline.

I risultati dei tassi di copertura mostrano che in tutti i casi la polverizzazione elettrostatica conduce a dei tassi di copertura superiori alla polverizzazione pneumatica classica. L’analisi della variante dei due trattamenti ha permesso di dimostrare che la polverizzazione elettrostatica √® pi√π omogenea rispetto alla polverizzazione pneumatica classica.

L’analisi delle cartine idrosensibili ubicate negli alberi e sul terreno, ha permesso di far risultare che, nel caso della polverizzazione elettrostatica, queste cartine non si sono colorate, contrariamente alla polverizzazione classica. Questo conferma l’assenza totale, con la polverizzazione elettrostatica, di perdite da deriva e da scorrimento.

in collaborazione con: mediastudio internet web marketing, promozione siti web

Cerca nel Blog
Archivio