Archivio di gennaio 2006

PostHeaderIcon Siamo stati Presenti alla FierAgricola di Verona dal 9 al 12 febbraio 2006

 

 

Pad. 7 Stand A8 

 


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PostHeaderIcon Azienda Agricola “Rubini” Spessa di Cividale del Friuli

(Aggiornato al dic/2005)

Bella famiglia quella dei Rubini, imprenditori di larghe vedute, inseriti con merito nel contesto sociale di quella terra friulana che è rappresentata “dall’incantevole area collinare nel cuore della DOC Colli Orientali del Friuli”.
Esperti nell’arte della vinificazione fin dal lontano 1814, che col passare del tempo sono riusciti a mettre a “frutto” 70 ettari di terreno di cui 60 a vigneto e 5 a oliveto, tutti a Spessa di Cividale, riuscendo a produrre 400.000 bottiglie di buon vino all’anno.

Scopriamo anche che da qualche anno nella tenuta è possibile anche soggiornare all’interno di alcuni casali rurali attigui alla villa che sono stati opportunamente ristrutturati ed hanno dato luogo ad una rinomata struttura agrituristica.
Merito di tutto quanto va ascritto al dott. Leone Rubini, alla sua consorte signora Rosa ed alle figlie Diletta e Vittoria, e come non ricordare Dimitri Pintar, l’enologo responsabile della produzione che ci guiderà nella scoperta dei come e dei perchè?
Seguiteci.

“La nostra azienda ha iniziato ad utilizzare il nebulizzatore pneumatico “Martignani-KWH” -“Turbo 3” dal mese di giugno del 2004.
I trattamenti sono stati eseguiti a basso volume, utilizzando 150 lt/ha, inoltre si è applicato una riduzione del 10 % della dose per i prodotti sistemici, e una riduzione del 20 % per i prodotti di copertura. Non è stata eseguita alcuna riduzione della dose di insetticida, essendo questi trattamenti obbligatori e regolamentati da legge regionale (misure per la prevenzione della FD). Nonostante la riduzione del dosaggio non c’è stata insorgenza di patologie.
I principali vantaggi, oltre al risparmio economico in termini di fitofarmaci, è un notevole risparmio in manodopera. In una giornata di trattamento si eseguono meno rifornimenti di prodotto, nel nostro caso 1 ogni 10 ettari (nebulizzatore da 15 hl), anzichè 1 ogni 6 (atomizzatore da 20 hl). E’ inferiore l’utilizzo di acqua, dunque un ulteriore risparmio e minor sperpero di una risorsa naturale. Oltre a questo, abbiamo ottenuto una maggior accuratezza nella taratura della macchina, con una distribuzione di prodotto precisa per unità di superficie. Questo ci ha permesso, nei casi di trattamenti mirati a superfici parziali (ad.es. concime fogliare per risolvere microcarenze su singole varietà) un corretto dosaggio. Infatti i 150 lt/ha teorici si sono sempre verificati con un margine di errore minimo nell’utilizzo in campo.

La direzionalità dei getti è precisa ed omogenea durante tutto il trattamento, mentre con ugelli a pressione spesso si ha l’otturazione totale o parziale, con il conseguente spostamento dell’angolo del getto o la mancanza di esso da uno o più ugelli e quindi una minor distribuzione di prodotto (difficile da rilevare su superfici ridotte), il che lascia scoperta una parte della parete vegetativa. Questo obbliga l’operatore a continui controlli e manutenzioni.

Con il sistema “KWH” la deriva di prodotto è praticamente nulla, anche in presenza di vento. La possibilità di orientare i getti, in fase di pre-raccolta, permette di effettuare trattamenti diretti agli apici vegetativi, riducendo notevolmente il rischio che parte dell’uva venga colpita dal prodotto derivato.

La distribuzione del prodotto è perfettamente omogenea sulla pianta; non ci sono parti della parete vegetativa, dove sia possibile osservare una maggiore o minore bagnatura. Non ci sono gocciolamenti dalla pianta dopo il trattamento e non si notano zone di accumulo di prodotto sulla foglia, precludendo di fatto il rischio di ustioni dovute ad “effetto lente” (sole + goccia d’acqua) o fitotossicità.

Un ulteriore vantaggio sta nel fatto che il trattamento non viene disturbato da una modesta bagnatura fogliare.
Su una normale rugiada mattutina abbiamo effettuato il trattamento a 150 Lt/ha, senza alcuna modifica nel dosaggio del prodotto. In due occasioni abbiamo effettuato i trattamenti dei vigneti giovani (settembre) su foglia bagnata, subito dopo la pioggia o con pioggia poco intensa, riducendo l’irrorazione a 70 Lt/ha, ferma restando la dose/ha di principio attivo. Non abbiamo ripetuto il trattamento al verificarsi di condizioni climatiche più favorevoli, ma soltanto a calendario. Non c’è stata insorgenza di patologie.”

Azienda Agricola Rubini

Enot. Dimitri Pintar

…all’inizio parlavamo di arsure dell’anima, adesso pensiamo proprio che le arsure siano altre e possiamo affermare senza ombra di dubbio che non esiteremo oltre a placare tale sete.
Alla prossima.

 Antonio Fimiani
Luca Bellettini

in collaborazione con Mediastudio.net

PostHeaderIcon Azienda Agricola “Giuseppe Govoni”

(Aggiornato al 21/12/2004)

Oggi parliamo dei peri dai fiori bianchi o leggermente rosati, così degnamente rappresentati dagli esemplari che abbiamo trovato recandoci in visita presso l’azienda agricola del signor Giuseppe Govoni.

Da quanto abbiamo appreso dagli storici, il pero era già conosciuto dalle popolazioni preistoriche dell’Europa e sappiamo che in seguito lo coltivarono anche Greci (come ci ricorda Omero), Etruschi e Romani.
I Romani, dopo averlo innestato quasi esclusivamente sui cotogni, con il suo frutto impararono a preparare ottime conserve e altrettante gustose bevande, per cui senza ombra di dubbio possiamo affermare che ai tempi dell’impero Romano, la coltura del pero era già affermata anzi dai documenti in possesso degli storici, abbiamo saputo che in quel periodo si elencavano più di trenta varietà di pere.

Naturalmente come ogni altra “cosa” che ha rapporti con un passato tanto antico, non può mancare la leggenda ed ecco che secondo una leggenda, Polifemo per fare colpo sulla bella ninfa Galatea, pensò di enumerare le sue ricchezze. Terreni, boschi, spiagge, greggi, ma il ciclope esaltò particolarmente un frutteto di pere eccellenti: le “Coscia”.

Durante il Medio Evo questo frutto perse la sua popolarità, ma l’oblio dura fino al diciottesimo secolo, ed è da quel periodo che la coltivazione riprende ad avere una certa importanza.
Coltura dalle radici antiche e senza possibilità alcuna di smentire il nostro amore per la storia italica, anche in questa occasione ci sentiamo appagati in quanto, abbiamo avuto l’opportunità di fornire qualche piccola indicazione di come l’uomo abbia saputo legare la sua fatica all’amore e al “dialogo” con madre natura.

Tornando velocemente ai giorni nostri
L’azienda, che ci ospita quest’oggi, da ben tre generazioni, è di proprietà della famiglia Govoni ed è gestita dal Sig. Giuseppe; possiede un’estensione di 20 ettari circa, allevati esclusivamente a pero su diversi appezzamenti e con varie cultivar.
Radici nella storia, ma rami e foglie tese verso l’alto.

Il sig. Govoni, da buon imprenditore, si è sempre mostrato interessato di quella tecnologia che nel rispetto della natura, potesse consentire alla sua azienda di migliorare il modo di portare avanti la propria attività. Circa 15 anni fa tramite un suo vicino, il Dr. Diegoli, che nella propria azienda si serviva di un nebulizzatore a basso volume della medesima ditta, fu così che il sig. Govoni conobbe la tecnologia della ditta Martignani.

Colpito dalla facilità d’impiego e dalla resa lavorativa giornaliera anche il sig. Govoni capì che quel tipo di tecnologia era quanto di cui aveva bisogno e’ arrivando ai giorni ns, l’azienda si avvale di un nebulizzatore pneumatico “Martignani-KWH” da 1000 litri con dispositivo elettrostatico, grazie al quale è in grado di trattare gli interi 20 ettari in 11-12 ore complessive.
Distribuendo 180 l/ha, durante tutta la stagione vegetativa senza distinzione fra trattamenti fungicidi e insetticidi, con un unico carico riesce a coprire 6,5 ha in 3,5 ore ad una velocità di 5,8 km/h.

Il sig. Govoni, in questi anni, ha avuto la conferma dell’efficienza del nebulizzatore pneumatico “Martignani-KWH” ottenendo un risparmio del 10% della dose di fitofarmaco / ha, una notevole riduzione dei tempi di trattamento, e il facile contenimento delle varie fitopatie e parassiti animali, in particolare, maculatura bruna, carpocapsa e psilla.

Un altro esempio di come l’amore per il proprio lavoro e per la natura, unitamente ad una buona dose di “acume imprenditoriale”, possa consentire ad ogni attore di questa grande rappresentazione di cui madre natura è l’attrice principale, di poter sostenere il proprio ruolo di spalla, senza stravolgere, deturpare o violare quanto di fondamentale questa “recita a soggetto” intende offrire all’umanità.

Claudio Martignani
Luca Bellettini
Antonio Fimiani

in collaborazione con Mediastudio.net