PostHeaderIcon L’AZIONE DELLA POLVERIZZAZIONE ELETTROSTATICA

(Aggiornato al 21/03/2003)      

I.C.E. Centro Estero
D√©legation Commerciale d’Italie-Tunis Camere di Commercio
dell’Emilia-Romagna

RAPPORTO FINALE DEL PROGETTO
“CAMPO PROVA”

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I/Introduzione

Nella maggioranza delle applicazioni pesticida, la distribuzione del prodotto e l’uniformit√† della copertura, sono legate all’efficacia dell’operazione di trattamento. Cos√¨ sono stati utilizzati differenti metodi per valutare la polverizzazione ed il deposito di prodotti.
Le attrezzature utilizzate in arboricoltura includono: la “lancia”, la “barra irroratrice”, l’ “atomizzatore” e il “nebulizzatore”. La scelta di uno di questi metodi dipende da alcuni parametri: il costo dell’investimento in materiali, la struttura e l’ampiezza dell’azienda e l’efficacia del materiale.

Attualmente la tecnica pi√π efficace √® la polverizzazione pneumatica che consiste nel mettere un flusso di liquido a bassa velocit√† e bassa pressione in contatto con un flusso d’aria a grande velocit√† (>80m/s). Il contatto dell’aria con il liquido provoca la micronizzazione della miscela in gocce dal diametro tanto pi√π piccolo e omogeneo quanto la velocit√† dell’aria √® elevata e la quantit√† del liquido √® scarsa. La polverizzazione fine ed omogenea permette di aumentare sensibilmente la superficie coperta, riducendo il volume di miscela utilizzata (da 100 a 200 l/ha), in rapporto alla polverizzazione a pressione del liquido che utilizza invece volumi consistenti ( da 500 a 1500 l/ha).
La polverizzazione pneumatica pu√≤ essere dotata di un dispositivo per la carica elettrostatica delle goccioline. I campi elettrostatici che si formano tra le piante, ottime conduttrici (linfa, sali minerali, umidit√†, ecc.), ed il vapore chimico, portatori di una carica elettrostatica, provocano un’attrazione delle goccioline verso la vegetazione.
L’obiettivo delle nostre prove √® stato quello di confrontare l’azione della polverizzazione elettrostatica con una polverizzazione pneumatica classica, a partire dal tasso di copertura delle foglie da parte delle goccioline di miscela, utilizzando l’analisi dell’immagine.

II/Materiali e metodi

In un appezzamento di alberi di mele sono stati testati due polverizzatori pneumatici, un nebulizzatore classico ed un nebulizzatore elettrostatico.

Le condizioni di prova sono state: una velocit√† di vento di 2m/s, un’umidit√† relativa al 40% ed una temperatura d’ambiente pari a 24¬∞.
Lo studio √® stato condotto servendosi di colletori in carta idrosensibili (2,54 x 2,54 cmq.) che si colorano di blu con l’impatto delle goccioline d’acqua, facendo cos√¨ scaturire il tasso di copertura relativo. I colletori sono stati disposti sulle due facce delle foglie e, successivamente con orientamento a nord, sud, est, ovest ed al centro dell’albero.
Dopo il passaggio degli attrezzi e l’umidificazione delle carte idrosensibili, le stesse sono state recuperate e digitalizzate attraverso uno scanner A4 a colori, regolato ad una risoluzione di 600 dpi.
Le immagini sono state digitalizzate nel canale rosso in 256 livelli di grigio. Ogni pixel √® un quadrato di 42 ¬µ m di lato. La pi√π piccola traccia di gocciolina individuabile √® dell’ordine di 50 ¬µ m che corrisponde, per un fattore di spandimento di 2, a goccioline di un diametro di 25 ¬µ m.

III/Risultati

E’ stata trattata una superficie di quattro cmq di immagine digitalizzata. Essa √® stata filtrata per aumentare il contrasto fra le goccioline ed il fondo. La selezione √® stata limitata ad un livello di grigio per ottenere un’immagine dove i pixel sono neri o bianchi a seconda che il loro livello di grigio fosse superiore o inferiore alla soglia fissata. Le goccioline dell’immagine originale si sono cos√¨ ritrovate isolate su un fondo bianco. Da questa immagine, la logica “Image Tool” pu√≤ identificare gli oggetti o tracce di goccioline.

I risultati dei tassi di copertura mostrano che in tutti i casi la polverizzazione elettrostatica conduce a dei tassi di copertura superiori alla polverizzazione pneumatica classica. L’analisi della variante dei due trattamenti ha permesso di dimostrare che la polverizzazione elettrostatica √® pi√π omogenea rispetto alla polverizzazione pneumatica classica.

L’analisi delle cartine idrosensibili ubicate negli alberi e sul terreno, ha permesso di far risultare che, nel caso della polverizzazione elettrostatica, queste cartine non si sono colorate, contrariamente alla polverizzazione classica. Questo conferma l’assenza totale, con la polverizzazione elettrostatica, di perdite da deriva e da scorrimento.

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