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(Aggiornato al 21/12/2004)
Oggi parliamo dei peri dai fiori bianchi o leggermente rosati, così degnamente rappresentati dagli esemplari che abbiamo trovato recandoci in visita presso l’azienda agricola del signor Giuseppe Govoni. 
Da quanto abbiamo appreso dagli storici, il pero era gi√† conosciuto dalle popolazioni preistoriche dell’Europa e sappiamo che in seguito lo coltivarono anche Greci (come ci ricorda Omero), Etruschi e Romani.
I Romani, dopo averlo innestato quasi esclusivamente sui cotogni, con il suo frutto impararono a preparare ottime conserve e altrettante gustose bevande, per cui senza ombra di dubbio possiamo affermare che ai tempi dell’impero Romano, la coltura del pero era già affermata anzi dai documenti in possesso degli storici, abbiamo saputo che in quel periodo si elencavano più di trenta varietà di pere. 
Naturalmente come ogni altra “cosa” che ha rapporti con un passato tanto antico, non può mancare la leggenda ed ecco che…
‚Ķsecondo una leggenda, Polifemo per fare colpo sulla bella ninfa Galatea, pens√≤ di enumerare le sue ricchezze. Terreni, boschi, spiagge, greggi, ma il ciclope esalt√≤ particolarmente un frutteto di pere eccellenti: le “Coscia”.¬†
Durante il Medio Evo questo frutto perse la sua popolarità, ma l’oblio dura fino al diciottesimo secolo, ed è da quel periodo che la coltivazione riprende ad avere una certa importanza. 
Coltura dalle radici antiche e senza possibilità alcuna di smentire il nostro amore per la storia italica, anche in questa occasione ci sentiamo appagati in quanto, abbiamo avuto l’opportunità di fornire qualche piccola indicazione di come l’uomo abbia saputo legare la sua fatica all’amore e al “dialogo” con madre natura.
Tornando velocemente ai giorni nostri…
…l’azienda, che ci ospita quest’oggi, da ben tre generazioni, è di proprietà della famiglia Govoni, ed è gestita dal Sig. Giuseppe; ha un ‘estensione di 20 ettari circa, allevati esclusivamente a pero su diversi appezzamenti e con varie cultivar.
Radici nella storia, ma rami e foglie tese verso l’alto.
Il sig. Govoni, da buon imprenditore, si è sempre mostrato interessato di quella tecnologia che nel rispetto della natura, potesse consentire alla sua azienda di migliorare il modo di portare avanti la propria attività. Circa 15 anni fa tramite un suo vicino, il Dr. Diegoli, che nella propria azienda si serviva di un nebulizzatore a basso volume della medesima ditta, il sig. Govoni conobbe la tecnologia della ditta Martignani.
Colpito dalla facilità d’impiego e dalla resa lavorativa giornaliera anche il sig. Govoni capì che quel tipo di tecnologia era quanto di cui aveva bisogno e… arrivando ai giorni ns, l’azienda si avvale di un nebulizzatore pneumatico “Martignani-KWH” da 1000 litri con dispositivo elettrostatico, grazie al quale è in grado di trattare gli interi 20 ettari in 11-12 ore complessive.
Distribuendo 180 l/ha, durante tutta la stagione vegetativa senza distinzione fra trattamenti fungicidi e insetticidi, con un unico carico riesce a coprire 6,5 ha in 3,5 ore ad una velocità di 5,8 km/h. 
Il sig. Govoni, in questi anni, ha avuto la conferma dell’efficienza della macchina ottenendo un risparmio del 10% della dose di fitofarmaco / ha, una notevole riduzione dei tempi di trattamento, e il facile contenimento delle varie fitopatie e parassiti animali, in particolare, maculatura bruna, carpocapsa e psilla.
Un altro esempio di come l’amore per il proprio lavoro e per la natura, unitamente ad una buona dose di “acume imprenditoriale”, possa consentire ad ogni attore di questa grande rappresentazione di cui madre natura è l’attrice principale, di poter sostenere il proprio ruolo di spalla, senza stravolgere, deturpare o violare quanto di fondamentale questa “recita a soggetto” intende offrire all’umanità.
Claudio Martignani
Luca Bellettini
Antonio Fimiani |